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Intervista a Christian Lattanzio

Riporto l’intervista apparsa qualche mese fa su calciomercato.com, fatta a Christian Lattanzio professionista e persona a mio avviso, e non solo, di alto livello.

Lattanzio, il mental coach di Capello e Mancini: ecco come alleno i campioni

In Inghilterra c’è un italiano che insegna a vincere prima di tutto con la mente. Regole semplici ma precise che vengono da studi approfonditi. E come dice Christian Lattanzio a calciomercato.com, sono principi che possono fornire un aiuto concreto e tangibile a tutti gli atleti in generale, ed in particolare ad atleti d’elite. A Manchester, a pochi chilometri dal centro della città che vive la Premier League in testa con il City di Mancini, subito seguito dallo United di Sir Alex Ferguson, vive il Mental Coach più famoso e ricercato del Regno Unito.“Un calciatore ha quattro aree fondamentali da allenare. Quella tecnica, quella tattica, quella fisica, ed una mentale ed emotiva.”

Lei è un Mental Coach, una sorta di allenatore della mente, volendo fare una traduzione dall’inglese all’italiano. Ma cosa vuol dire allenare la mente?
“In termini semplici, allenare la mente significa identificare, insieme allo staff tecnico, ed ai giocatori stessi, quelle aree specifiche in cui il calciatore può e vuole migliorare e preparare delle strategie di intervento. Significa quindi offrire supporto all’atleta in una delle aree fondamentali dell’allenamento. Si tenga poi conto che secondo uno studio fatto dalla Bristish Psychology Society, nel 2003, l’allenamento mentale svolto a livello professionale ed in maniera specifica, e possibilmente introdotto nei programmi di allenamento generale di un club, o di una squadra nazionale, puo’ contribuire a migliorare notevolmente le prestazioni personali e di squadra”

In Italia non abbiamo ancora la sua figura professionale presente in maniera stabile nei club professionistici. Ci spiega cosa vuol dire Mental Training, allenamento mentale?
“Innanzitutto capisco che il solo termine Mental Coach possa far sorgere perplessita’, tuttavia, lasciando da parte la terminologia e focalizzandosi sul ruolo, il MC è un vero e proprio allenatore ed in quanto tale sarebbe bene facesse parte dello staff tecnico; le ragioni sono facilmente intuibili, a partire dalla percezione che i giocatori hanno di questa figura e del suo lavoro. L’allenamento mentale e’ parte integrante dell’allenamento, che io vedo come globale, e non disgiunto in compartimenti stagni. Anche per questo, ritengo opportuno che il Mental Coach abbia una buona comprensione tecnica dello sport in cui opera. Inoltre,vorrei sottolineare che l’allenamento mentale, oltre che individuale, e’, almeno in uno sport come il calcio, anche collettivo e per tale ragione dovrebbe inglobare la comprensione e  l’utilizzo delle dinamiche di gruppo. Questa mi pare sia un’ area che, almeno stando alla mia esperienza, non sempre viene affrontata con il dovuto rigore e con la dovuta strategia.

E se invece volessimo dare alcune linee guida ai nostri lettori?
“Si potrebbe cominciare dicendo che l’allenamento mentale aiuta a migliorare ogni aspetto specifico del gioco. Per tale ragione, più si è specifici nelle diagnosi, maggiori sono le possibilità di avere risultati su aspetti singoli, come, ad esempio, l’esecuzione di un calcio di rigore. Si migliora la consapevolezza delle risorse che ciascun giocatore ha a disposizione e si lavora sugli obiettivi che può raggiungere. Si fa l’analisi della struttura della performance, si creano nuove convinzioni, rivedendo anche alcune delle vecchie che hanno contraddistinto il modo di essere del
calciatore. Questa però è solo una piccola parte di un’area in evoluzione ed ampia come poche altre. A me piace utilizzare una formula molto semplice secondo cui la Performance = Preparazione + lo Stato psico-fisico cui l’atleta accede. Vale la pena domandarsi quanto tempo il calciatore dedica alla comprensione dello stato cui accede, cosi’ come vale la pena riflettere sul fatto che una volta che la partita ha inizio, l’unica cosa su cui egli puo’ intervenire e’ proprio il suo stato psico-fisico. Ma questo e’ soltanto l’inizio del percorso…Un percorso che purtroppo viene ancora visto con sospetto ma che invece e’ piu’ lineare ed efficace di quanto si pensi.”

Anche perché come ribadisce Lattanzio, il lavoro del Mental Coach si svolge su quattro aree che formano un sistema e, come tutti i sistemi, si basa sulla forza e sulla tenuta di tutte le sue componenti. Una debolezza in un’area del sistema determina la debolezza dell’intero sistema. Un sistema che forse in Italia andrebbe focalizzato attraverso chi, italiano, per ora migliora le prestazioni delle squadre inglesi.

 

Credo che i risultati ottenuti dal Manchester quest’anno ne siano una controprova.

Simone 

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