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La comunicazione allenatore_squadra

"Il significato della tua comunicazione è dato dal risultato che ottieni"

Questo articolo nasce molto da un corso che ho appena fatto da Claudio Belotti dove si parlava di emozioni. Effettivamente le emozioni sono quelle cose che ti spingono all’azione, sono il nostro vero motore all’agire e spesso noi cerchiamo di sopprimerle perchè ci fanno paura, mentre, la differenza che  c’è tra un bravo comunicatore/motivatore e una persona che parla, credo sia proprio questo: far vivere ai tuoi giocatori e/o i tuoi collaboratori, con le tue parole, le proprie emozioni.
Le tue conoscenze non valgono nulla se non sei capace di trasmetterle ai tuoi giocatori/collaboratori, un leader diventa carismatico quando riesce a fare cose che i giocatori non pensavano di essere in grado di fare e quindi ad andare oltre i propri limiti. Basti pensare ai professori che avevamo a scuola, anche se odi una materia ma trovi un professore carismatico, un’attore consumato, ti incanta ti fa piacere la materia e non lo scorderai mai più.

Un esempio è il film “L’attimo fuggente” dove l’entusiasmo del professore John Keating (Robin Willians, uno dei miei attori preferiti) coinvolge un’intera classe a comporre poesie e a vedere il mondo con occhi propri e andare oltre i propri limiti. Se avessi avuto io un professore così probabilmente avrei imparato molto di più…(forse ;-))

Spesso è meno importante quello che dici, ma che tono usi e quello che stai facendo mentre lo dici: controlla sempre il tuo corpo e il tono della tua voce.
In qualsiasi manuale di comunicazione troverete scritto che in percentuale il nostro messaggio viene percepito il 55% dal non verbale (corpo) 38% dal paraverbale (tono della voce) 7% verbale (la parola).

Pensate ad una frase e pronunciatela, poi urlatela intercalandola con delle pause più o meno lunghe, ora sedetevi, allungate le gambe, reclinate la schiena e pronunciate la frase. Ora mettete i gomiti sul tavolo e stringete i pugni e pronunciate nuovamente la frase, noterete molte differenze.
Questo vuol dire mettere del colore nella nostra comunicazione, muoverci in un certo modo, utilizzare una postura consona al messaggio che stiamo dando ai nostri atleti, modificare il tono della voce: alto, basso, rigido, fare attenzione alle pause che sono importantissime. I nostri interlocutori percepiscono se siamo sciolti o rigidi, se siamo sciolti trasmettiamo sicurezza, ci ascoltano e riusciamo così ad arrivare alle loro emozioni, a motivarli, altrimenti il nostro messaggio rischia di passare inosservato (e poi ci arrabbiamo e diciamo che gli altri non capiscono).

Ultimo, ma non ultimo, anzi credo che sia decisamente la prima cosa da imparare per una corretta comunicazione è l’ascolto.
Anche qui ci sarebbe molto da dire, e vi chiedo, ma se noi non ascoltiamo i nostri atleti o collaboratori, come possiamo sapere di cosa effettivamente hanno bisogno, come possiamo sapere come motivarli?
Si chiama “ascolto attivo” e vuol dire che quando una persona parla evito di intervenire, evito di crearmi dei giudizi, semplicemente ascolto raccolgo informazioni utili e poi intervengo, abbiamo due orecchie e una bocca sola, usale secondo proporzione: ascolta due parla uno.
“La tendenza a giudicare e criticare gli altri è la più grande barriera alla comunicazione e alla comprensione”. Carls Roger

Non esiste quindi un metodo per comunicare e motivare le persone. Esistono strade e percorsi diversi che portano ad un’unica meta. L’ascolto, e la corretta comunicazione ti aiutano a raggiungerla.

Simone

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