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Leggi libri per migliorare (dedicato a sport e business)

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Circa un mese fa ho pubblicato un libro insieme a Pino Rauso, dal titolo “Preparati a Vincere”.

Prima di allora avevo letto solamente, anche se avevo sempre avuto l’idea di scrivere un qualcosa. Non mi ero mai cimentato fino a che Pino non mi ha chiesto di affiancarlo nella stesura di un manuale per il riscaldamento nel gioco del calcio. Aveva già collezionato molti esercizi sul riscaldamento accumulati negli anni di allenatore, insieme li abbiamo perfezionati, abbiamo inserito la parte mentale ed ecco fatto il manuale… si fa per dire 🙂

Sì è vero, a parole. Scrivere un libro è davvero complicato, necessita di una grande preparazione e ricerca. Sapere le cose non è sufficiente. Bisogna essere in grado di saper esporre ciò che hai in testa, renderlo comprensibile e possibilmente con una buona grammatica.

Ho così pensato inizialmente, di scrivere alla rinfusa tutti i miei pensieri e ciò che avrei voluto trasferire al lettore. Dovevano essere contenuti semplici, pratici, diretti e al tempo stesso utile e non banali. Una volta scritto, per essere certo di alcune fonti, sono andato a rivedere alcuni libri che avevo letto e/o mi potevano essere di aiuto. Mi sono accorto che ne ho letti si abbastanza, ma che potevo leggerne molti di più e soprattutto me ne mancano ancora tanti…e me ne mancheranno…

Guardandoli tutti insieme mi sono chiesto: ma gli autori di questi libri, quanto hanno ricercato e studiato per arrivare alla fine? Quanto mi hanno trasferito i contenuti che ho letto? Se sono quello che sono è perchè ho letto anche questi libri.

E’ bene sapere che in Italia vengono pubblicati più di 59.000 libri all’anno e 31 milioni di italiani non legge nemmeno un libro (dati Istat).

Nell’ultimo anno tu, quanti libri hai letto? Per la tua professione cos’ hai letto per migliorare? Qual è l’ultimo libro cha hai letto? se sei un allenatore o un manager, ne hai letto almeno uno per la gestione del gruppo? Sei riuscito a leggere un libro per accrescere la tua professionalità? Acquistare un libro vuol dire accedere ad una serie di informazioni che l’autore mette a disposizione, spesso con pochi euro attingiamo a studi ed esperienze di anni che possono esserci utili per crescere e migliorare.

Pensa: se leggi una pagina al giorno per 365 giorni all’anno, sono 365 pagine che equivalgono a circa due libri medi. Con un minimo sforzo, una pagina al giorno, saprai qualcosa in più, sarai più “ricco”. Nello sport come nel mondo del lavoro, vince chi fa la differenza, non è sufficiente aver giocato bene, aver lavorato bene, bisogna farlo meglio degli altri!

Leggi, studia, partecipa a corsi di formazione… : FAI LA DIFFERENZA!

#nonparlarefai!

Buona lettura
Simone

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Il mister: l’organizzazione e la pianificazione

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Fare l’allenatore è un mestiere difficile ed impegnativo! L’allenatore deve avere sempre tutto sotto controllo e deve limitare al minimo le “sorprese” o gli “ostacoli” che possono esserci sul suo percorso.

Un aiuto fondamentale è dato dal nostro tipo di organizzazione e di quanto siamo bravi a pianificare le nostre sedute di allenamento con un occhio sempre attento a tutto e tutti.
Pianificare e poi organizzare sembra facile, ma è la cosa più difficile da fare, soprattutto perchè “costruita” a tavolino, quindi andando avanti nel nostro spazio temporale con la mente.
Pianificare una stagione è importantissimo , perchè per farlo al meglio abbiamo bisogno di partire da una base specifica: l’obiettivo che dovremo raggiungere. Senza di esso potremo pianificare lo stesso la nostra stagione , ma saremo costretti a modificarla costantemente durante tutto l’anno.
Possiamo stilare un “cammino” a tappe dove includere  il nostro obiettivo spezzettato. Ad esempio: dobbiamo vincere il campionato e serviranno 60 punti. Ogni tre mesi la squadra dovrà avere 20 punti, ad esempio.
Pianificata la stagione, inizia l’organizzazione vera e propria, ovvero predisporre tutte quelle azioni affinchè la mia giornata sia “sotto controllo”.
Organizziamo l’allenamento con esercizi, giocatori, numero di serie e tempi. Gli orari e i luoghi d’allenamento e gli spazi necessari nel nostro campo per eseguire ogni esercizio e i tempi di recupero necessari tra un esercizio e l’altro.
La creazione degli esercizi poi, riveste un ruolo fondamentale per perseguire il nostro obiettivo finale. Se non conosciamo le finalità di ogni nostro esercizio, la nostra pianificazione potrebbe “saltare” e di conseguenza il nostro obiettivo.
Arrivare al campo di allenamento avendo tutto sotto controllo e pianificato / organizzato, con la stampa dei tuoi esercizi in mano, ti darà la possibilità di concentrarti “visivamente” su altri aspetti e la tue mente non  dovrà faticare a ricordare ogni esercizio che dovrai fare.

 

Alberto Toffolo
Presidente aiac sez. di Pordenone

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L’importanza della formazione – Clarence Seedorf

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«Nel calcio fatica a imporsi la figura dello psicologo perché gli allenatori pensano di saper fare da soli.
Il calcio è indietro vent’anni rispetto agli altri sport. E questo coinvolge i settori giovanili, anche riguardo alla scelta del tecnico adatto al vivaio. Per lavorare con i bambini è necessario aver studiato, ci vuole un background pedagogico.
Non penso sia indispensabile aver giocato, perché per dimostrare e correggere i gesti tecnici ci si può far affiancare da un maestro della tecnica. Il male dell’Ajax è iniziato quando hanno tolto gli insegnanti e inserito ex giocatori che ambiscono ad allenare in prima squadra. L’ambizione di chi lavora con i giovani deve riguardare il vivaio, altrimenti hai scelto male.
E se non hanno competenze, probabilmente faranno anche danni. Per questo motivo chi prepara gli allenatori deve alzare la soglia e dividere i percorsi formativi. L’istruttore che ricordo con maggiore affetto, a livello giovanile, era un ciclista con due polpacci così, che non sapeva neanche calciare, ma sapeva di calcio e aveva un modello di lavoro, indicato dalla società, molto chiaro da seguire. Oggi ci si è spostati verso il personaggio …ma non funziona.”


                                                                                                              CLARENCE SEEDORF

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Allenare la corsa nel calcio

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Nel “TDF” di Novembre a San Stino di Livenza (Ve) tra gli altri argomenti si tratterà un aspetto molto delicato e importante nel
gioco del calcio: LA CORSA!

Ecco alcuni benefici per allenare “l’andatura”:

– Miglioramento della visualità periferica (correre a testa alta)
– Sincronizzazione arti inferiori e arti superiori (colpo di testa e calcio)
– Sviluppano in modo armonico i muscoli degli arti inferiori, senza sbilanciamento
– Sono gli esercizi per mandare subito in temperatura la muscolatura
– Sono un mezzo di allenamento della rapidità
– Sono propedeutici a uno dei mali più rognosi del calciatore (pubalgia)
– Sono un mezzo per l’allenamento della resistenza alla velocità (50/60 metri)

Questi sono solo alcuni dei benefici nell’allenare la corsa o meglio l’andatura.
Scoprirai molti esercizi e ti confronterai con preparatori professionisti al fine di
apprendere e conoscere le nuove metodologie di allenamento.

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Esci dalla “zona di comfort” per evolvere

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LA zona di comfort è una condizione mentale di sicurezza, di agio, dove tutto è rassicurante, dove non ci sono sorprese.

Quando le persone sono in una zona di comfort agiscono senza ansietà, hanno un livello di prestazione costante si sentono sicuri. Per qualcuno può essere un punto d’arrivo, raggiungere un senso di sicurezza su ciò che facciamo, altri la utilizzano come “cuccia” mentale, proviamo a fare cose nuove ci mettiamo in gioco con tutti i rischi che il cambiamento comporta e di tanto in tanto sentiamo la necessità di rientrare nella nostra cuccia, dove conosciamo tutte le nostre sensazioni e ci sentiamo protetti.

Altri invece si sentono in gabbia nella zona di comfort, avere le stesse abitudini, esempio fare sempre la stessa strada per andare al lavoro, avere lo sempre lo stesso posto in palestra ecc ecc, e cercano nuove esperienze per imparare, per evolvere, per conoscere situazioni sia nella vita che nello sport che gli permettano di attivare nuovi comportamenti.

Questo a mio avviso è importante, se vogliamo evolvere fare nuove esperienze dobbiamo necessariamente uscire dalla nostra zona di comfort, imparare nuove strade per andare al lavoro, cambiare il nostro posto nello spogliatoio della palestra, imparare nuovi sistemi di gioco, sia se abbiamo 20 o 40 anni, con l’obiettivo di rendere sempre più ampia la nostra zona di agio, questo per gestire meglio le avversità, le difficoltà e i cambiamenti con prontezza ed efficacia.

Nella vita come nel mondo del calcio e dello sport in particolare, le cose si modificano velocemente e più noi saremo avvezzi al cambiamento, ad uscire dalla nostra cuccia mentale più saremo pronti a cogliere grandi soddisfazioni e vittorie.

Provare un ruolo nuovo per un calciatore ad esempio è sempre molto delicato e difficile, i giocatori si identificano in quel ruolo si sente dire “Io sono un difensore, io sono un attaccante” ne creano una questione d’identità come se loro fossero realmente così, senza pensare che magari qualche allenatore nel settore giovanile gli ha detto che in quel ruolo era bravo e li è rimasto tutta la sua carriera, senza mai pensare che magari poteva essere un grande attaccante fare molti gol e chi lo sa, magari anche avere anche una carriera con maggiori soddisfazioni.

Un altro rischio della “Zona di comfort” è quella di avere la convinzione di sapere già tutto, ecco perchè ci sono molti calciatori che ricoprono lo stesso ruolo da quando hanno iniziato a giocare a calcio come in altri sport di squadra e dopo tanti anni hanno la convinzione/presunzione di sapere ormai tutto. E’ qui che invece dobbiamo metterci a disposizione del nostro allenatore, con umiltà imparare nuovi movimenti, nuovi moduli di gioco, correggere gli errori, curare meglio i dettagli, cercare la perfezione, invece si sentono maturi ed in particolare nel gioco di squadra non sono nemmeno da guida per i più giovani, dove invece bisogna creare una figura d’ esempio un punto di riferimento.

Impariamo ad uscire dalla nostra zona di comfort, alleniamoci a prendere nuovi stimoli, imparare con entusiasmo ad allargare i confini che NOI abbiamo deciso di mettere alla nostra zona di comfort, al fine di ampliarla sempre più e godere di ogni situazione sia nella vita che nello sport.

Simone

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Curiosità: La prima partita di Football

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Riporto qualche riga di un articolo molto interessante che potete leggere in maniera più approfondita sulla rivista “Mondo Nuovo” mensile di storia del mese di Agosto. Parla della prima partita di Football. L’ho trovato interessante e ho pensato di condividerlo con voi.
Buona lettura.
Simone 😉

Erano 13 contro 14. A distinguere una squadra dall’altra non era il colore delle maglie ma quello dei cappelli di flanella rossa o blu scuro. La palla era una vescica di maiale gonfiata, ricoperta di tagli di pelle cuciti insieme, della forma di un uovo, e pesava all’incirca 400 grammi (un po’ meno di quella attuale). Le porte erano due pali conficcati per terra e il terreno di gioco per il quale non erano state fissate le misure regolamentari , era delimitato da bandierine, non da strisce di gesso. Le mani potevano essere usate per spintonare gli avversari e anche colpire o spingere il pallone ma non trattenerlo, con una sola eccezione: sul rinvio degli avversari, ciò che dava diritto a un calcio libero ( come succede nel football australiano) ma non a tirare in porta. Quella era anche l’unica occasione in cui la palla poteva volare per aria: tutti i passaggi dovevano avvenire rasoterra.

Forse non esattamente come quella di oggi, ma era una partita di calcio. Di più: secondo la storia ufficiale del più popolare gioco del mondo, la prima partita di calcio. Addirittura un derby. Lo hanno giocato, il 26 dicembre 1860, un mercoledì, lo Sheffield Football Club e l’Hallam Football Club nello stadio di Sandygate Road, a Crosspool, un sobborgo di Sheffield, la più grande città dello Yorkshire, nel nord-est dell’Inghilterra…

Dalla rivista “Mondo Nuovo”

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Calcio, fatica e alimentazione

alimentazione

 

Il gioco del calcio è uno sport completo. Richiede:

  • Destrezza
  • Tattica
  • Coinvolgimento del metabolismo aerobico e anaerobico

Sono importanti anche l’impulsività, l’istinto, la rapidità e la capacità di reiterare sforzi senza calo della performance.

Guardando una qualunque partita di calcio si nota che a un certo punto i calciatori sono notevolmente affaticati. La fatica si avverte:

  • A livello muscolare quando cala il glicogeno
  • A livello del sistema nervoso quando si ha ipoglicemia, disidratazione ed eccessivo contenuto di ammoniaca nel sangue dovuto a una eccessiva degradazione delle proteine…

 

È uno sport estremamente variabile: nei 90 minuti di partita ci sono momenti di camminata lenta, di scatto, di corsa. È quindi molto difficile avere protocolli valutativi che aiutino a definire la preparazione fisica in modo preciso. Uno dei metodi più utilizzati è il match analysis: tramite l’analisi di filmati o in seguito all’uso di un GPS è possibile avere informazioni su:

  • Distanza totale coperta durante la partita
  • Distanza coperta camminando o correndo lentamente
  • Numero di tratti ad alta velocità o scatti

 

Questi dati variano notevolmente a seconda del ruolo, della tattica di gioco della squadra e dall’andamento del gioco con la squadra avversaria. Uno studio attento dei risultati permetterebbe di consigliare piani alimentari altamente personalizzati a ogni giocatore.

Questo tipo di analisi, purtroppo, non è comunemente utilizzato ed è quindi importante consigliare pratiche alimentari che aiutino a ridurre il senso di fatica di cui abbiamo parlato all’inizio dell’articolo, sintomo piuttosto comune in questo sport.

Innanzitutto, considerando che a livello agonistico gli atleti hanno un’età inferiore ai 35 anni, sostanzialmente si raccomanda di seguire una dieta corretta, sana, bilanciata e varia; si può pensare all’integrazione con un multivitaminico in casi particolari (mal assorbimento di qualche micronutriente o stati carenziali). Agli atleti oltre i 35 anni si possono consigliare piani alimentari più specifici, da valutare caso per caso.

Vanno poi sempre rammentati i consigli di un corretto stile di vita:

  • limitare l’alcol
  • evitare il fumo
  • riposarsi un numero adeguato di ore

 

Entrando più nello specifico, la fatica avvertita dai calciatori sia a livello muscolare che a livello del sistema nervoso centrale è dovuta, come abbiamo visto, principalmente a un calo delle riserve di glicogeno, sia nei muscoli che nel sangue. Per ovviare a questo problema è fondamentale fare il carico glicidico pre-partita: è stato scientificamente dimostrato che in questo modo il calciatore può correre per distanze maggiori e con maggiore intensità. Oggigiorno, almeno a livello professionistico, queste tecniche di coscienza alimentare sono ampiamente acquisite. I problemi insorgono con le squadre dilettantistiche o semi-professionistiche:

  • Nella letteratura scientifica non esistono dati certi sul carico di glicogeno pre-partita da consigliare a calciatori non professionisti
  • Il carico è fondamentale in quegli atleti sufficientemente allenati alla resistenza (esempio: capacità di ripetere un numero consistente di sprint nei 90 minuti senza perdere potenza) e che quindi sono in grado di immagazzinare grandi quantità di glicogeno

 

Una tecnica attuabile in queste categorie di calciatori potrebbe essere una strategia dietetica ad alta percentuale di carboidrati tra l’ultimo allenamento e la partita. Lo scopo è duplice:

  • Ripristinare le perdite di glicogeno consumate durante l’ultimo allenamento
  • Superare le riserve presenti prima dell’allenamento

 

Tradotto in pratica, il giorno precedente e il giorno stesso della partita la ripartizione dei macronutrienti dovrebbe essere la seguente:

  • Carboidrati 70%
  • Proteine 15%
  • Lipidi 15%

 

La dieta deve essere assolutamente normocalorica e la scelta dei carboidrati deve essere oculata per evitare il rimbalzo insulinico pre-partita e per non affaticare l’apparato digestivo durante l’intervallo.

Ricordo però che la supplementazione di carboidrati è assolutamente inutile se l’atleta non è in grado di immagazzinarne grandi quantità. È quindi imperante l’allenamento specifico.

 

Amira Beccheroni
Biologo, nutrizionista

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La parola al Mister : “Il 4-4-2” di mister Toffolo

Prende il via la nuova rubrica de “Il Tecnico del Futuro” dal nome “LA PAROLA AL MISTER” uno spazio dedicato a tutti gli allenatori che desiderano pubblicare articoli sul loro credo calcistico, su esercizi utili da condividere, su moduli di gioco o quanto ritengano essere utile per migliorare e migliorarci.
Diamo voce e spazio per la condivisione e la crescita di tutti i mister che leggono questo blog. Il primo articolo con tema il 4-4-2, l’ha realizzato Mister Alberto Toffolo presidente AIAC della sezione di Pordenone.
ASPETTIAMO I VOSTRI ARTICOLI ALL’INIDIRIZZO MAIL [email protected], SARA’ NOSTRA CURA PUBBLICARLI PER ORDINE DI ARRIVO.
Buona lettura e…buona scrittura 🙂 ! Simone

LA PAROLA AL MISTER: “IL 4-4-2” di MISTER TOFFOLO

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Modulo considerato da molti come la base del gioco a zona. Sacchi ne fece il suo marchio di fabbrica e impose il suo credo calcistico nel mondo, anche grazie alla complicità del Presidente Berlusconi che lo volle alla guida del Milan per dare il via alla conquista di scudetti e coppe dei campioni.

Modulo quindi, che copre bene le zone del campo e che è prettamente difensivo, soprattutto per la capacità di creare densità in zona palla. E’ altrettanto vero però, che con l’aiuto di esterni alti d’attacco, il modulo può tranquillamente cambiare volto e passare ad uno spregiudicato 4 – 2 – 4 (vedi Conte a Bari e a Siena).

La sua particolarità è la continua spinta sulle fasce che danno i due esterni di centrocampo aiutati dagli inserimenti senza palla dagli esterni bassi (terzini) che creano superiorità numerica e se adeguatamente serviti, possono arrivare fino sul fondo e crossare indisturbati. L’interpretazione quindi del modulo è fondamentale negli equilibri che si dovranno verificare, soprattutto in base al credo calcistico dell’allenatore.

Personalmente il 4 – 4 – 2 lo vedo come una grande risorsa se ho i due esterni bassi che hanno tempi di inserimento e capacità di crossare in corsa. Naturalmente coordinare tutti i movimenti richiede grande attenzione da parte di tutti, ma con poche linee guida, possiamo avvalerci di un modulo efficace, divertente ed equilibrato e nel calcio d’oggi quest’ultimo aspetto è fondamentale per  una squadra che vuole vincere.

L’attacco che potremmo mettere in campo potrà essere di due tipi. Uno prevede una punta centrale abile nello scarico per la seconda punta che dovrà sempre girargli dietro e mai essere in linea con lui. La seconda possibilità vede un attacco con due classici centravanti. In questo caso dovremo avere una continua spinta sugli esterni per sfruttarne il loro gioco aereo e un centrocampista bravo negli inserimenti.

I centrocampisti centrali potranno avere caratteristiche simili, sia che abbiamo due interditori, sia che abbiamo due registi, perchè basterà affidare ad uno dei due l’inizio dell’azione (di norma a seconda di quale zona si trova la palla) e l’altro avrà il compito di “alzarsi” per ricevere palla o per essere pronto sullo scarico della punta.

Il rischio maggiore che possiamo trovare in fase di non possesso con questo modulo, sono le palle verticali in profondità, dove giocatori avversari posizionati tra le linee possono diventare immarcabili e costringere centrocampisti o difensori a delle uscite in pressione che se non precedentemente decise e provate con gli altri componenti di reparto, possono causare numerosi problemi. La mezzapunta o la seconda punta che gira dietro alla nostra linea mediana risulterà il giocatore più pericoloso da marcare se adeguatamente servito.

Toffolo Alberto

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La nuova formazione online: Futurecoach!

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Ieri Lunedì 3 giugno ha preso vita la nuova formazione on line de “Il Tecnico del Futuro”.
Questo infatti è FUTURECOACH un software studiato per supportare l’allenatore nella sua professione, costantemente aggiornato ti affiancherà giorno dopo giorno.

Come sappiamo e come ripetiamo spesso nei nostri corsi per prima cosa il mister si deve porre degli obiettivi personali, su cosa vuole ottenere dalla propria stagione sportiva per poi arrivare all’obiettivo di ogni singolo giocatore e predisporre degli allenamenti specifici.

Un allenatore che ha un obiettivo ed è ben organizzato e pianificato riesce a sopperire meglio alla difficoltà che inevitabilmente nell’arco della stagione possono sorgere.

Come nella vita anche nello sport le cose possono prendere “pieghe” diverse rispetto a quanto previsto e qui la capacità dell’allenatore affiora sempre, un cambio allenamento fatto poco prima di iniziare la seduta a causa di defezioni nei giocatori, diversificare l’allenamento settimanale per colmare problematiche sorte la domenica, e qui l’allenatore fa la differenza! Avere uno strumento ti permetterà anno su anno di avere nel tempo un andamento delle tue stagioni e potrai “tarare” il tiro ed essere maggiormente performante.

Negli ultimi mesi ho collaborato con una squadra di serie D che lottava per la salvezza, e mi sono reso conto, ancora una volta, di quanto sia importante fin da subito fissare l’obiettivo e lavorare sull’aspetto mentale. Sono stati utilizzati molti strumenti per far acquisire maggiore identità di squadra e consapevolezza dei propri mezzi, alcuni di questi li troverai all’interno del portale FUTURECOACH strumenti utili e testati sul campo.
Inoltre frasi emozionali ti aiuteranno a lavorare anche sulle emozioni cosa che sappiamo è molto potente ai fini motivazionali.La squadra si è salvata ai play-out o meglio, ha vinto il proprio scudetto: giocare ancora in serie D!

Nel portale troverai molte altri strumenti per la tua professione (convocazioni partita, lavagna interattiva, statistiche, gestione infortunati, gestione obiettivo, calendario stagione) l’aspetto IMPORTANTE che vogliamo diffondere sempre di più è la CRESCITA. Come dice il sociologo Bauman che ha coniato il termine “Società liquida”, se vogliamo stare al passo con i tempi, evitare di lamentarci dicendo: una volta ci si programmava gli allenamenti con i fogliettini di carta, una volta facevi una corsa e poi partitina, si è vero, una volta!
Ora per molti motivi NON è più così, quello che si faceva una volta non è più sufficiente, dobbiamo essere “liquidi” per adattarci alla nuova società a nuove metodologie di allenamento ad essere più preparati e competitivi per continuare ad ottenere grandi risultati.

Buone divertimento e buona formazione con FUTURECOACH!
Simone

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